MARE NOSTRUM

Anche la poesia, con il suo linguaggio evocativo, può dirci qualcosa sulle tragedie del mare. La fatalità del destino dei naufraghi, non solo di oggi, ma di sempre, tocca le corde dell'anima di chi sa ascoltare le voci delle persone che lasciano tutto e tentano la sorte per un futuro migliore.
L'ascolto, l'analisi e il commento del testo "Mare nostrum" di Erri De Luca, ci hanno portato ad interrogarci ulteriormente sulle resposanbilità individuali dei fenomeni globali.
C. D. Friedrich, “Il naufragio della Speranza” o “Il mare di ghiaccio(1832, olio su tela, 73,5 x 102,5 cm, Berlino)
naufragiodellasperanza.JPG
Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola
e del mondo, sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di
qualunque età delle tempeste.
Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire